cioccolatamara - il sapore di me
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venerdì, aprile 27, 2007

Com'è facile perdere di vista se stesse...!
sabato, aprile 21, 2007

Qualche giorno fa, alla radio, ho sentito un esponente della Lega esprimersi sulla questione dei cinesi a Milano. Purtroppo non ricordo il nome del tipo, ma poco importa. È quello che diceva che mi ha fatto sorridere. Era qualcosa del genere: i cinesi non sono integrati perché non si comportano come gli italiani e non si sentono italiani.
Grazie tante, sono cinesi appunto. Come possono sentirsi italiani…
Mi stupisco ancora di fronte a queste affermazioni. Ma può uno che fa politica dire cretinate simili? Può davvero avere un concetto simile dell’integrazione di una comunità straniera? Ma non ha mai letto niente questo? La conosce la storia dell’Italia e degli italiani?
Gli italiani sono emigrati in tutte le parti del mondo, abbiamo una tradizione di emigrazione. Siamo stati anche noi nella situazione in cui sono ora i cinesi. Abbiamo “esportato” insieme alla voglia di lavorare, alle capacità artigianali e artistiche, alla creatività e all’estro, anche la d
Sono cresciuta nella Svizzera tedesca, figlia di italiani emigrati per non morire di fame. Mio padre, operaio politicamente attivo nel PCI degli anni ‘60 non trovava lavoro a causa della sua appartenenza al partito. In Svizzera ha trovato la possibilità di lavorare e di far studiare noi figli.
I miei genitori hanno sempre e soltanto frequentato italiani; i contatti con gli svizzeri si limitavano all’ambiente di lavoro e al palazzo in cui abitavamo. Hanno imparato poco il tedesco, non sarebbero stati in grado di sostenere una conversazione nella lingua del posto. Forse capivano di più il siciliano o il calabrese.
La maggior parte degli italiani non solo stava tra di sé, ma addirittura si creavano comunità in base alla regione di provenienza. Ancora oggi sono attive e frequentate le varie associazioni dei sardi, dei valtellinesi, dei calabresi, ecc.
Oltre ai moltissimi lavoratori onesti che con il tempo si sono parzialmente “integrati”, nel senso che rispettavano e, in parte, assimilavano, usi e costumi locali, introducevano nelle loro abitudini alimentari anche pietanze tipiche del posto, ecc.; oltre a questi appunto, non possiamo negare che ci fossero anche altri emigrati, italiani che facevano casino, che molestavano o violentavano le donne svizzere abituate già 50 anni fa a una maggiore libertà, italiani che si ubriacavano, facevano risse e picchiavano, rubavano. Succede sempre così, per tutte le popolazioni che emigrano. C’è chi si isola, e chi cerca di integrarsi. Ci sono gli onesti e i d
Non possiamo dimenticare, di fronte al problema che si è creato a Milano, che anche noi siamo stati “dall’altra parte”. Non possiamo dimenticare che la vita da emigrati non è facile. Indipendentemente dalla provenienza e dal paese ospitante.
L’integrazione non è un processo a senso unico e non significa fingersi qualcosa che non si è. Integrazione significa accettazione e rispetto delle differenze, vuol dire riconoscere e apprezzare il valore e la ricchezza di una cultura diversa.
domenica, aprile 08, 2007

Il silenzio chiede silenzio. È questo l'aspetto più bello della mia nuova casa. È immersa nel silenzio. Circondata da boschi e prati. Le case più vicine sono case di vacanza. L'abbaiare occasionale dei cani mi ricorda che non sono sola al mondo.
Non ascolto quasi più la radio, e nemmeno più molto la musica. Ora capisco che in quei pochi anni in cui ho vissuto in città avevo sempre lo stereo acceso soprattutto per sovrastare il rumore del traffico.
Qui, anche la musica diventa quasi un fattore di disturbo, che mi impedisce di ascoltare il silenzio.
Basta questa assenza di suoni per rilassarmi, ritrovare energia e ritrovare me stessa.
lunedì, aprile 02, 2007
Per fortuna siamo riusciti a cambiare donna. E io sono contenta così.
Poteva andare meglio, ma anche peggio!
Mi rendo conto che questa frase è enigmatica per tutti coloro che non vivono in Ticino. Lo scorso fine settimane ci sono state le elezioni del Governo e del Parlamento ticinesi. Nel nostro piccolo un avvenimento molto sentito.
Ciò che più mi preoccupava era appunto che la "signora" di cui sopra fosse rieletta. Così non è stato per fortuna, anche se ancora troppi le hanno concesso il voto. La "signora" in questione è una specie di Berlusconi in gonnella, che deve aver pensato di essere stata eletta a capo delle finanze per farsi gli affari suoi e dei suoi amici. che non ha capito che la gente elegge i politici per fare gli interessi di tutta la popolazione e tutelare il bene di tutti.
Mi è sempre stata antipatica. E la situazione è nettamente peggiorata quando un bel giorno si è appreso dai media che la "signora" aveva partorito ed era nato un bel bambino. ... Nessuno si era mai accorto che fosse incinta, nessuno l'aveva vista con il pancione. Dopo pochi giorni dal (presunto) parto era di nuovo al posto di lavoro. Uno schiaffo a tutte le donne, a mio avviso, alla femminilità, alla comunità, al senso di maternità, ecc.
Le cose da dire sul conto di questa avvocata politica sarebbero ancora molte. Secondo me semplicemente un brutto esempio di donna in carriera. Una donna che non ha saputo mettere i valori femminili a servizio della popolazione. Una specie di ibrido asettico nel quale non dovrebbero identificarsi, né le nostre ragazze, né i ragazzi.
E ora vedremo cosa sapranno fare i soliti 4 più 1.
domenica, aprile 01, 2007
Che Dio ce la mandi buona... !