cioccolatamara - il sapore di me

Cioccolata amara… Adoro quel sapore, non smette mai di sorprendermi: dapprima la sensazione pungente dell’amaro … e poi, dopo un istante, quando il calore della bocca inizia a scioglierla, ecco il piacere del dolce che si diffonde e che ti appaga… Forse è un sapore che mi assomiglia, definito, morbido, voluttuoso, forte – a volte troppo – non adatto a caratteri fragili. Richiede personalità il cioccolato quasi puro, a volte è ruvido con quel sapore grezzo. Certo non raffinato, al primo impatto, ma emozionante… Mi piacciono i contrasti, non solo nel cibo. Le sfumature creano armonia, è vero, i contrasti però suscitano emozioni forti, a volte sconvolgono.

mercoledì, novembre 30, 2005

 

Sereno  Avvento a tutti!

 

 

 

 

posted by cioccolatamara 11:30 | commenti (6)

martedì, novembre 29, 2005

Ecco dunque le spiegazioni promesse. Riesco a scrivere soltanto perché stasera ho annullato il corso serale a causa della neve. Non avrei avuto tempo altrimenti, e questa è la prima conseguenza dei cambiamenti che stanno un po’ destabilizzando la mia esistenza.
 
Da quasi una settimana, con me e mia figlia 20enne vive anche un ragazzino di 15 anni, anzi, quasi 16. È arrivato da noi dopo tanto peregrinare tra la sua famiglia, gli istituti, i foyers, ecc. e spero che casa nostra non sia l’ennesima tappa di questo assurdo e doloroso viaggio, ma che resti un punto fermo fino a quando non sarà in grado di gestirsi da solo la sua vita.
 
Da ormai una settimana sono dunque un po’ al limite delle mie forze, perché oltre a doverci abituare a questa nuova e, sinceramente anche ingombrante, presenza, devo e dobbiamo riorganizzare tutto l’appartamento e lo spazio di cui dispongo. Per cui, quella che era il mio studio, la camera degli ospiti, nonché quasi ripostiglio è diventata, o sta diventando, la sua stanza. Mentre la mia camera da letto che avevo arredato con semplicità quasi monacale e che per questo mi piaceva così tanto, ora sembra un bazar! Stiamo facendo tutti, anche mia figlia e il mio compagno oltre che al ragazzo stesso, un grande sforzo per adattarci alla situazione con ottimismo e flessibilità, anche se ogni tanto manca la pazienza.
 
D’altro canto la vita mi ha presentato questa situazione e io credo che non si possa sempre chiudere gli occhi di fronte a queste sfide, non lo voglio nemmeno. Faccio tanta fatica adesso, è vero, ma me ne costava di più sapere questo ragazzo da solo in una camera d’albergo, a poco più di un chilometro di distanza da sua madre che non se l’era più sentita di tenerlo in casa con sé. Saperlo da solo la sera, durante i fine settimana, quando non stava bene e pensarlo a girovagare per la città in queste settimane che precedono il Natale, per non parlare poi delle imminenti feste. Come avrei potuto vivere bene sapendo che, per mia comodità, stavo negando un aiuto importante a questo ragazzo a cui forse per la prima volta, la vita ha offerto una possibilità in più, dato che ha trovato un posto d’apprendistato e la scuola ha accettato la sua iscrizione nonostante gli mancassero davvero tutti requisiti solitamente richiesti? Gli mancava soltanto una soluzione abitativa migliore. Una casa in cui tornare la sera e trovare qualcuno disposto a condividere le sue emozioni, le sue esperienze, qualcuno che lo aiuti magari a fare i compiti e che gli faccia trovare pronta la cena.
 
È questo che cercherò di fare, forse nemmeno sempre e nemmeno tanto bene. Forse non ce la faremo proprio, ma almeno saprò di averci provato.
 
Credo che i miei post si faranno più rari e le mie visite anche. Ma il tempo passa in fretta, lui crescerà e spero che diventi forte e sicuro da poter scegliere di vivere anche da solo.
 

posted by cioccolatamara 19:24 | commenti (16)

domenica, novembre 27, 2005

 

in attesa del prossimo post... e di spiegazioni...

 

 

 

 

posted by cioccolatamara 21:45 | commenti (10)

domenica, novembre 20, 2005

 

 

 

 

 

 

posted by cioccolatamara 20:26 | commenti (16)

sabato, novembre 19, 2005

Qualche giorno fa ho letto una frase che pare sia stata pronunciata da Anna Magnani: Non toglietemi le rughe, c'ho messo 50 anni a farmele... La trovo carina. L'ho pensato anch'io spesso, perché dovrei dimostrarne 30 quando ne ho quaranta? Se così fosse, che senso avrebbe avuto vivere gli altri 10 anni? In fondo il vissuto, la maturità devono trasparire anche verso l'esterno e anche attraverso il nostro corpo.

Anch'io alle rughe ci sto lavorando da 46 anni e sono già a buon punto direi, anche per quello che concerne l'esperienza... anzi, cominciavo giusto a godermi la tranquillità, la casa libera durante i week-end, non mi sentivo più in dovere di preparare il pranzo della domenica, non avevo più la necessità di imporre regole e orari a figli minorenni. Insomma, una pacchia. E allora, mi domando io, cosa mi spinge a ritornare indietro di 10 anni, assumendomi responsabilità, fatiche e pesi che mi pare di accingermi a scalare un 8000? Come minimo 8000, forse anche 10. Quale strano meccanismo scatta in me, che mi impedisce di vivere giorni impegnativi sì, ma tutto sommato sereni, senza troppi casini. Perché vado a cercarmi rogne? Perché?

posted by cioccolatamara 22:17 | commenti (2)

mercoledì, novembre 16, 2005

Scrive Marshall B. Rosenberg nel suo “Le parole sono finestre (oppure muri)”, edizioni esserci:
 
Concentriamo la nostra attenzione sul classificare, analizzare e determinare livelli di “torto”, anziché sull’individuare quello di cui abbiamo bisogno e che non otteniamo. Così, se la mia compagna vuole più affetto di quello che io le do, lei è “dipendente e piena di esigenze”. Ma se io voglio più affetto di quello che lei mi dà, allora lei è “distaccata e insensibile”. Se un mio collega di lavoro si cura più dei dettagli di quanto faccio io, lui è “puntiglioso e nevrotico”. D’altra parte, se io mi curo dei dettagli più di quanto faccia lui, allora lui è “sbadato e disorganizzato”.
 
 
17.11.2005
Mi pare di capire che non sia facile comprendere o condividere il concetto di Marshall. Per me è una tematica di cui mi occupo già da tempo, anche se non riesco ancora mettere in pratica come vorrei il concetto esposto dall'autore.
Si tratta in fondo di relazionarsi all'altro non tanto attraverso l'individuazione dei suoi (o dei nostri) torti, ma piuttosto attraverso l'individuazione e la comunicazione dei nostri bisogni, cercando di esprimerci in prima persona. Per esempio dire: "Mi piacerebbe andare al cinema con te stasera". E non pensare (o dire) "Stai sempre seduto davanti alla televisione"....
 
 

posted by cioccolatamara 18:51 | commenti (4)

domenica, novembre 13, 2005

 

 

Adoro questa canzone che mi dà un senso di pace incredibile; forse in contrasto con l'animo di colui a cui è dedicata.

 

 

posted by cioccolatamara 21:44 | commenti (10)

venerdì, novembre 11, 2005

 

Mi piace da morire ballare la salsa. Anche se non sono per niente brava, anzi, direi addirittura un po’ imbranata visto che non riesco a uscire dal gruppo principianti… ma mi piace lo stesso!

 
Il fatto è che faccio fatica a ricordare tutte quelle figure, i passi devo ripeterli decine di volte per memorizzarli e creare quell’automatismo che rende il ballo così fluido.Insomma una cosa proprio complicata e non per niente a Cuba la salsa la chiamano “casino”. Ma il mio vero grande problema è un altro: non riesco a lasciarmi guidare! Io ballo benissimo … da sola, ma quando si tratta di affidarmi alle braccia e alle decisioni del mio partner, cominciano i guai! Eppure ballare in coppia è molto più divertente, o lo sarebbe se io riuscissi a lasciarmi andare.
 
Lasciarmi guidare vorrebbe dire imparare a fidarmi dell’altro, che già non è facile per me, ancora peggio se l’altro è un uomo. Mi rendo conto che sarebbe addirittura un sollievo se riuscissi ad abbandonarmi alla sua guida, lasciando che siano solo i corpi a comunicare, se riuscissi per una volta a bloccare la ragione e i pensieri. Non dovrei decidere in che direzione andare, né quali figure fare, né quante volte girare… soltanto ascoltare la musica e seguire. Il resto è tutto responsabilità del ballerino, io devo solo muovermi in modo da invogliarlo a continuare a ballare … bè, sembra facile… ma quando una è abituata come me a gestirsi e a gestire da sola la propria vita, mollare il controllo non è mica tanto semplice! Seguire lui anche quando sbaglia ritmo, quando va a destra e io vorrei andare a sinistra, quando vuole farmi girare e io invece avrei preferito andare dritta… accettare l'idea che anche quello che decide lui può andare bene, anzi che forse è pure meglio di quanto avrei fatto io… omioddio che casino…
 
Ma sono sicura che prima o poi imparerò anch’io. A proposito: quando inizia il prossimo corso principianti?
 

posted by cioccolatamara 13:59 | commenti (14)

lunedì, novembre 07, 2005

  

Complimenti... ?
 
"Hai un bel culo!"  E poi? Secondo te io sono anche qualcos’altro oltre a un sedere, delle tette, un “viso che non scherza” (questa poi!!!) .
 
Quali sono i complimenti che vorrei? Io, donna di 46 anni. Sono il giudizio sulle singole parti del mio corpo? L’apprezzamento da membro di giuria di un concorso di bellezza? Che si tratti di donne, mucche o macchine non fa poi tanta differenza… È così che mi sento quando vengono valutate singolarmente, quasi fossero pezzi di ricambio, parti del mio corpo.
 
Le vedo anch’io quelle parti, ogni giorno, quando mi guardo allo specchio. Le ho riscoperte da non molto, una a una, e ho imparato ad apprezzarle, ad amarle, così come sono. Nonostante i cedimenti, le piegoline, i rotolini e rotoloni, le fossette laddove di fossette non dovrebbero essercene; ho imparato ad amare ogni parte di me, perché fa parte di me. Ma non mi piace molto sentire altri esprimere giudizi in merito. Perché buoni o cattivi, sempre di giudizi si tratta.
 
Sono altri i complimenti che mi piacciono, che a volte cerco nelle persone a cui tengo. Vorrei che mi raccontassero dei sentimenti, delle emozioni che io suscito in loro. Di ciò che di me riesco a trasmettere. Di ciò che di me riescono a percepire.
 
E allora l’apprezzamento, il riconoscimento di sé attraverso l’altro diventa scoperta reciproca, diventa un viaggio nell’anima di due persone, significa vicinanza e sentimento. Il significato dell’altro non passa più attraverso il giudizio, la bellezza, l’età, bensì attraverso l’espressione di emozioni che non conoscono né tempo, né sesso, né ruolo.
 
Ecco anche perché amo l'uomo che amo, perché è capace di farmi sentire importante non per "quello che ho" ma per come sono, per quello che dico, che faccio, per come lui si sente accanto a me. È per questo che non mi spaventa svegliarmi insieme a lui, averlo vicino anche quando sto male, ed è per questo che avrò il coraggio di invecchiare con lui accanto.
 
 
 

posted by cioccolatamara 18:33 | commenti (14)

mercoledì, novembre 02, 2005

 

 

Mi ritiro per qualche giorno in una regione della Svizzera che quasi non conosco. Nel Cantone Appenzello. So che l'ospitalità di questa gente mi farà sentire coccolata e viziata. Mi auguro di ritornare con le batterie cariche, la mente serena e con qualche goccia di "saggezza" in più.

 

 

posted by cioccolatamara 10:20 | commenti (12)