cioccolatamara - il sapore di me

Cioccolata amara… Adoro quel sapore, non smette mai di sorprendermi: dapprima la sensazione pungente dell’amaro … e poi, dopo un istante, quando il calore della bocca inizia a scioglierla, ecco il piacere del dolce che si diffonde e che ti appaga… Forse è un sapore che mi assomiglia, definito, morbido, voluttuoso, forte – a volte troppo – non adatto a caratteri fragili. Richiede personalità il cioccolato quasi puro, a volte è ruvido con quel sapore grezzo. Certo non raffinato, al primo impatto, ma emozionante… Mi piacciono i contrasti, non solo nel cibo. Le sfumature creano armonia, è vero, i contrasti però suscitano emozioni forti, a volte sconvolgono.

lunedì, febbraio 28, 2005

Cammino con fatica lungo la salita asfaltata. Le gambe sono pesanti e sento la mancanza di allenamento. Il vento soffia rumoroso tra gli alberi spogli che delimitano il parco. Ogni tanto alzo lo sguardo verso il bosco. Lì sarà più facile salire lungo il pendio della montagna. Anche i miei pensieri, una volta raggiunto il fitto degli alberi iniziano a rilassarsi e a srotolarsi in un susseguirsi di ricordi, evocazioni, conclusioni e propositi. Mi ripropongono stralci di frasi, allusioni, risa e sospiri. Di fronte ai miei occhi emerge costante quel sorriso che mi paralizza la ragione. L’aria è gelida e sento la pelle del mio viso irrigidirsi, in contrasto con quanto si svolge nella mia mente, dove il movimento delle parole silenziose e inespresse crea un calore eccitante, che agita anche i miei passi. Raggiungo la piccola chiesa in brevissimo tempo, ancora frastornata dai miei mille pensieri confusi. Nella quiete del luogo tutto si calma. Il mio sguardo scivola verso la valle sottostante fino alla città immobile, abbracciata al suo lago. L’aria è nitida ma nel cielo si addensano le nuvole cariche di neve. Nell’attesa tutto tace. Il vento soffia ancora forte e lentamente iniziano a cadere i primi piccoli fiocchi. Penso alle primule e agli anemoni che ho incontrato salendo, anche un croco violetto ho visto, e gli ellebori, gialli e rosa. Ma accolgo con piacere la neve purificatrice. Sento che assorbirà le scorie del cielo, dell’aria, della mia mente e del mio cuore. Cammino lungo lo stretto sentiero ancora ghiacciato ed ecco riaffiorare i miei pensieri, più calmi ora, tranquilli. Conferme, rassicurazioni, certezze. Scendo verso casa, ho ben presente il cammino, il percorso inverso, ho capito. Nessuna decisione, osservo fiduciosa, passo dopo passo, procedere mi farà avanzare, comunque. Libera da attese e aspettative mi sento più leggera e sorrido. La neve ora cade fitta in grandi fiocchi gioiosi.

posted by cioccolatamara 23:00 | commenti (18)

sabato, febbraio 26, 2005

noia delusione preoccupazione paura ansia allegria vuoto speranza amore stanchezza fiducia stupore attesa disorientamento amicizia tenerezza simpatia dubbi incomprensione risa affetto domande incertezze pigrizia svogliatezza desiderio mani sorrisi  ballo massaggio donne viaggio casa futuro bacio mancanza nostalgia sogni io

posted by cioccolatamara 18:49 | commenti (18)

lunedì, febbraio 21, 2005

La mia infanzia l'ho trascorsa, con qualche intervallo, in casa dei miei nonni. Un appartamento come quelli di una volta, con un lungo corridoio sul quale si affacciavano le porte vetrate delle singole stanze. Il vetro di queste porte era molto bello, formato da tanti rombi smerigliati, per cui non era possibile vedervi attraverso. I soffitti erano alti e in inverno era difficile riscaldare bene tutti i locali. In corridoio c'era una stufa di ghisa che funzionava a carbone. Il carbone veniva depositato nel sottoscala. Lì mio nonno ogni sera andava a riempire l'apposito secchio. La pulitura quotidiana della stufa era per me un rituale affascinante che non mi sarei persa per niente al mondo e durante il quale assistevo mio nonno. Ne porto ancora oggi le tracce su un ginocchio. Una cicatrice che mi è molto cara.
Tra le cose più belle di quell'appartamento c'erano i pavimenti. Le piastrelle riproducevano il disegno di bellissimi tappeti, e ricordo che vi scoprivo continuamente forme e motivi nuovi. Nella mia fantasia riuscivo a comporre le singole parti di quei complicati arabeschi ogni volta in modo diverso ed era come scuotere il cilindro di un caleidoscopio. Ogni stanza aveva il suo tappeto di piastrelle, tranne la cucina.
Lì erano semplici rombi bianchi e neri. Anche in cucina c'era la possibilità di fare un gioco per il quale però avevo bisogno della collaborazione dei miei nonni. Infatti dovevano prestarmi i loro occhiali da lettura. Io li indossavo e, come per incanto, sul pavimento apparivano dei "cedimenti" che tuttavia scomparivano quando ci appoggiavo i piedi. Insomma i miei occhi vedevano delle buche attraverso le lenti, ma al contatto con i miei piedi il pavimento era perfettamente pari come sempre. Ricordo bene il disorientamento dei primi tempi, appena scoperto questo gioco. E ricordo anche che avevo impiegato un po' a capire che si trattava di un'illusione ottica dovuta alle lenti corrette, ma questo non diminuiva il piacere e il divertimento. Il gioco diventava ancora più affascinante quando partecipava uno dei miei cugini, prendendo in prestito un altro delle diverse paia di occhiali sparse per casa. Giravamo strillando per la cucina, facendo finta di non riuscire a mantenerci in equilibrio su quello strano pavimento. Ricordo questo gioco con nostalgia ed emozione ogni volta che vedo un pavimento a scacchiera.
Se un giorno riuscirò ad avere di nuovo una casa tutta mia, farò piastrellare così la mia cucina e poi terrò sempre pronti degli occhiali da dare ai miei nipotini quando verranno a trovarmi, nella speranza che preferiscano i miei ricordi e i miei racconti alla play-station!

posted by cioccolatamara 19:05 | commenti (25)

sabato, febbraio 19, 2005

Su IO donna di oggi si riparla finalmente di Ingrid Betancourt, da 1100 giorni prigioniera delle Farc (forze armate rivoluzionarie della Colombia). Ha due figli che crescono senza di lei, che non possono parlarle, che temono per la sua vita. È peggio che se fosse morta, perché la sofferenza non ha fine perché si rinnova ogni giorno, come si rinnova la speranza di rivederla. Non c'è un lutto da poter vivere ed elaborare. È forse questo l'aspetto di questa vicenda che più mi fa soffrire. 
Suo padre è morto quando lei era già in mano dei suoi rapitori.  Insieme a lei è stata rapita anche la sua collaboratrice Clara Rojas.

Di questa vicenda leggo ogni tanto sui giornali italiani, più spesso su riviste tedesche, purtroppo non ho mai letto niente sui giornali ticinesi. In generale penso che di questo rapimento si parli ancora troppo poco. Come sempre quando i fatti avvengono catalizzano tutta l'attenzione, ma già dopo pochi giorni o settimane ci dimentichiamo e arrivano altre notizie a farci inorridire. Intanto il tempo passa e questa donna coraggiosa resta prigioniera, non ci sono organizzazioni o capi di stato importanti che si muovono per chiedere la sua liberazione. Parlare di lei non fa "audience". È solo una donna che cercava di combattere il narcotraffico e tutto il sistema corrotto del suo paese e forse dava fastidio a molti. Anche al di fuori delle Colombia. Non solo alle Farc.

Penso ad Ingrid Betancourt, ma anche alla sua collaboratrice, a Giuliana Sgrena, a tutte le donne e a tutti gli uomini che soffrono per aver avuto il coraggio di impegnare e rischiare la propria vita per rendere migliore la vita degli altri.

www.betancourt.info

posted by cioccolatamara 17:39 | commenti (9)

lunedì, febbraio 14, 2005

Lasciate che i venti del cielo danzino tra voi [...]  
poiché [...] la quercia e il cipresso non crescono l'uno all'ombra dell'altro.

Forse è doverosa una precisazione per quanto concerne il post precedente. Ho fatto l'esempio di questa mia amica che ha un compagno che esce molto spesso, ma era un esempio per parlare di come le donne ancora oggi subiscano le scelte dei loro compagni e siano poco protagoniste della loro vita. In questo caso si parlava di uscire, ma si potrebbero fare molti altri esempi.

Non volevo nemmeno mettere in discussione il giusto diritto di ognuno dei partner ad avere spazi propri e interessi individuali. Come dice Gibran: riempitevi reciprocamente la coppa, ma non bevete da una singola coppa.

Volevo piuttosto esporre il mio stupore per come ancora troppo spesso siano solo le donne a fare un passo verso il partner, a cercare il compromesso, ad assecondare, a rinunciare per riuscire a mantenere in equilibrio il legame o addirittura l'intera famiglia.  E di quanta tristezza mi susciti il fatto che molte pensino di non poter chiedere di più o, addirittura, di non averne il diritto.

Condivido infatti quanto espresso nell'ultimo commento (utente anonimo). Le donne osano ancora troppo poco per paura di perdere il loro compagno. Ci sono donne che accettano lunghe storie di tradimento da parte del partner nel terrore che questo scelga l'altra se osano protestare. Ma dice bene la commentatrice: che ce ne facciamo di uomini che spariscono al primo no? Dovremmo finalmente renderci conto di meritare di più. Molto di più.

posted by cioccolatamara 16:40 | commenti (30)

giovedì, febbraio 10, 2005

 

Ho un'amica che si è da poco innamorata e, parlando l'altra sera, mi diceva di essere felice e di aver finalmente trovato l'uomo giusto. Riporto qui di seguito uno stralcio della nostra conversazione:

 
D.: Sono tranquilla e serena. Anche se ci vediamo poco perché lui è molto impegnato, io sono contenta. Non mi sento nemmeno in obbligo di cucinare perché non si sa mai se ci sarà a cena. Ma in fondo questo mi permette di sentirmi libera, posso uscire con le mie amiche, fare la mia vita di sempre.
lo: Sono contenta di sentirti così felice.
D.: Potremmo uscire una di queste sere. Mi farebbe piacere vedere anche E..
lo: Allora dovremmo uscire mercoledì. Perché è l'unica sera che può E. dato che tutte le altre sere è impegnata con la scuola.
D.: Eh, purtroppo mercoledì non è possibile, perché è l'unica sera che posso stare con lui. Poi fino a settimana prossima è di nuovo in giro per il carnevale!
 
 
Non è mia intenzione giudicare la mia amica. Purtroppo, credo che anch'io avrei reagito come lei. Ma questo dialogo ha comunque suscitato in me certe riflessioni su noi donne, su come, nonostante l'emancipazione, il femminismo e la parità di diritti, in fondo, non ci distinguiamo ancora abbastanza dalle nostre madri, nonne e bisnonne.  Ancora oggi, come tante Penelope, aspettiamo il ritorno dei nostri compagni e ciò che noi definiamo libertà, è soltanto un modo per riempire gli spazi e i vuoti che questi uomini creano dentro le nostre vite.
Se la mia amica fosse davvero libera (come lei anch'io e molte altre donne), mercoledì sarebbe uscita con le sue amiche. Perché ancora una volta è la donna che si sacrifica in nome della coppia. Lui non rinuncia a una serata di carnevale “perché altrimenti quella settimana non avrebbe altra occasione di vederla”. È questa la differenza. Una questione di priorità, di ruoli. L'uomo in giro per il mondo, la donna a casa ad aspettare. E prima di dire no, io non sono così, vi invito a riflettere bene, care amiche. Perché vedo molte donne intorno a me che pensano di vivere in un buon equilibrio di diritti e doveri, ma osservando più attentamente, la storia è sempre quella.
Mi rendo conto che anche il mio cammino in questo processo è ancora lungo. Se poi osservo le mie figlie, ahimè, non posso certo dire di essere stata un buon esempio. Anche in loro noto, con dolore, questa sindrome da Penelope.
Personalmente conosco soltanto una donna che mercoledì sarebbe uscita "nonostante". E quella donna purtroppo non sono io. Non ancora.

posted by cioccolatamara 10:39 | commenti (28)

mercoledì, febbraio 09, 2005

 

non so voi, ma io comincio già a percepire i primi accenni della primavera

posted by cioccolatamara 18:27 | commenti (5)

venerdì, febbraio 04, 2005

Ci sono sedute di terapia in cui ho l'impressione di marciare sul posto, che sono logorroiche e poco fruttuose. poi ci sono sedute come quella di oggi in cui ho l'impressione di aver scalato una montagna. non perché ne esco esausta, ma perché ho l'impressione di essere giunta a un punto da cui vedo tutto con assoluta chiarezza, perché l’aria è limpida e lo sguardo spazia lontano. Sono momenti in cui riesco a provare grande comprensione per me stessa, e accettare i miei mille difetti diventa più facile. Dopo queste sedute certe mie nevrosi riesco a vederle come giochi o magie che mi aiutano a vivere meglio.
È così che oggi ho capito perché continuo a coltivare un sentimento che non ha più senso, a nutrire il mio amore per un uomo che non c’è. La domanda che da mesi mi angoscia a mi fa sentire inadeguata e scema. Ma amare fa parte del mio modo di essere (e non solo mio credo) e allora, per citare la mia analista, quando non c’è un vero oggetto d’amore, la donna se lo inventa. Ed è proprio così. Un po’ come fanno gli apicoltori in inverno con le api. Le nutrono ad acqua e zucchero fino a che i fiori non torneranno a fornire loro il  nettare. Ma nel frattempo per sopravvivere hanno bisogno di un surrogato. Ha dunque un senso questo amore solo mio. È per non disimparare ad amare. Per mantenermi viva nella mia dimensione più femminile che è quella di donare amore. Non importa se non viene accolto. Ancora una volta mi viene spontaneo il paragone con le api che producono miele anche quando nessuno lo raccoglie. Perché a quello sono destinate, é nella loro natura. Amare mi aiuta a non prosciugarmi, a rimanere morbida e flessibile. In allenamento insomma. E allora non si offenda lei, signor DG., se le dico che la considero il mio tapis roulant che, come ha ben risposto lei, è sempre meglio che essere uno zerbino….
 

posted by cioccolatamara 18:10 | commenti (31)

mercoledì, febbraio 02, 2005

Cos’è successo? Non lo so, non riesco mai a capirlo quando poi va a finire così. È che ho un milione di parole che si accumulano dentro di me. Di sorrisi, di baci, di carezze. Di pensieri, dedicati a te. Dolci, come il miele e come i datteri. Pensieri e ricordi che mi travolgono, mi trasportano in altri mondi. Mi sento come in un’oasi nel deserto, avvolta in veli colorati e immersa in profumi antichi e inebrianti, di mirra e cannella, garofano e noce moscata. Sono per un attimo la protagonista di un racconto delle mille e una notte. Lontana come in un sogno.  Ma sono troppe queste sensazioni per poterle contenere, io, da sola, dentro di me. E allora si comprimono, si fanno piccole piccole e lentamente salgono in superficie, verso la luce, verso di te raccogliendosi in quella frase inutile e assurda. Pesante e densa come il soffio di un vulcano. Io ti amo.

 

posted by cioccolatamara 17:45 | commenti (15)