cioccolatamara - il sapore di me
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giovedì, aprile 29, 2004
Mi piace il burka. Lo so, è quasi una bestemmia dirlo, un insulto. Mi piacerebbe, se non fosse il simbolo della vergognosa oppressione e sottomissione di donne obbligate a indossarlo. Mi piacerebbe se per loro non fosse una prigione.
Lo sceglierei ogni tanto, se anche loro potessero sceglierlo. Lo indosserei in quei giorni in cui non ho voglia di farmi vedere e riconoscere da nessuno. Quei giorni in cui voglio stare sola con la mia tristezza, la mia stanchezza, la mia rabbia. Quei giorni in cui avrei voglia di camminare anonima in mezzo alla folla, come se fossi sola al mondo.
Mi ricorda quei giochi che facevo da bambina, quando mi nascondevo sotto al tavolo, riparata dai bordi della tovaglia che scendevano e mi celavano agli occhi dei grandi. O quando con lenzuola e coperte tese da una parte all’altra della stanza, fissate alle sedie, all’armadio e al letto con le mollette della biancheria, costruivamo le nostre capanne. Com’era bello stare seduti là sotto, quasi come in una tana, ci sembrava che non potesse succederci nulla.
martedì, aprile 27, 2004
sono ancora lassù, persa tra le nuvole, trasportata dal vento, e fatico a riprendere il contatto con la terra. perché ancora una volta ho affidato il filo ad un'altra persona. neppure lo voleva... ora però ho capito: sono io l'unica in grado di farmi volare, rimanendo ancorata alla terra per non perdermi nel cielo. potrò ancora volare insieme a te, giocare e sognare tra le nuvole, ma non mi aspetterò da te, che tu tenga il mio filo, e io non afferrerò il tuo. ... E lasciate che i venti del cielo danzino tra voi ...
domenica, aprile 25, 2004
auguro a tutti una domenica limpida e serena ! e ancora José: 
Con i paesaggi esterni mi distraggo
dalle muraglie interne che si fanno
caverne, trabocchetti, labirinto.
Cado abbagliato sotto il cielo libero,
per me con verde e sol gli uccelli fanno
una pietra di luce dal pulviscolo.
venerdì, aprile 23, 2004

mi sono sempre piaciuti gli aquiloni. vorrei volare come loro, senza perdere il contatto con la terra, avere la sicurezza di qualcuno che "mi tiene", altrimenti avrei paura di perdermi tra le nuvole. ora che ci penso, ho sempre bisogno di qualcuno accanto che mi riporti "a terra", che non leviti insieme a me e che sia in grado di ricondurmi alla realtà (ogni tanto). ma è anche vero che da qualche settimana il filo è stato abbandonato e io faccio fatica a ritornare giù. vago nel cielo alla ricerca della mano che teneva il mio filo ma non riesco a ritrovarla: nuova mano cercasi, disperatamente! (non è vero! voglio quella mano!!)
giovedì, aprile 22, 2004
l'avrete capito ormai: adoro la poesia e in particolare José Saramago
Analogia
Cos'è il mare? Distanza smisurata
di larghi movimenti e di maree,
come un corpo assopito che respira?
O questo che da presso ci raggiunge,
battito blu su spiaggia scintillante,
dove l'acqua si fa aerea spuma?
Amore è forse la scossa che percorre
turgide vene nel rossor del sangue
e tende i nervi come fosse lama?
O forse questo gesto indefinibile
che il mio corpo trasporta verso il tuo
quando il tempo ritorna al suo principio?
Come il mare, l'amore è pace e guerra,
ardente agitazione, calma profonda,
lieve sfiorar di pelle, unghia che segna.
José Saramago
martedì, aprile 20, 2004
Cioccolatamara… la mia preferita. Adoro quel sapore che non smette mai di sorprendermi: dapprima la sensazione pungente dell’amaro … e poi, dopo un istante, quando il calore della bocca inizia a scioglierla, ecco il piacere del dolce che si diffonde e che ti appaga… e ancora si trasforma...
Forse un po' mi assomiglia: così definito, morbido, voluttuoso, forte – a volte troppo – non adatto a caratteri fragili. Richiede personalità il cioccolato quasi puro, a volte è ruvido con quel sapore grezzo. Certo non raffinato, al primo impatto, ma emozionante…
lunedì, aprile 19, 2004
Mousse alla cioccolata amara con salsa alla menta (dosi per dieci persone)
- 300 gr di cioccolato fondente
- 100 gr di zucchero
- 350 gr di panna da montare
- 4 uova
- 1 e 1/2 fogli di colla di pesce
- 3 cucchiai di liquore alla mandorla
Fondere il cioccolato a bagno maria, a parte montare i rossi d'uovo con lo zucchero.Quando saranno ben montati, unire il cioccolato poco per volta, la colla di pesce fusa con il liquore e rimestando con una frusta sino a quando il composto sarà freddo. A questo punto unire la panna e i bianchi d'uovo precedentemente montati a neve ben ferma e, con l'aiuto di una frusta, mescolare dal basso verso l'alto MOLTO DELICTAMENTE. Versare negli stampini e lasciare riposare in frigorifero per 2 ore.
Mettere gr. 250 di latte a bollire con 1 bustina di vanillina e un bicchierino di sciroppo alla menta. Quando sarà ben caldo, unirlo a 3 rossi d'uovo precedentemente montati con 80 gr. di zucchero e una presa di fecola, mescolando in continuazione e facendo attenzione a non fare più bollire (l'uovo cuocerebbe e fareste la frittata). Riporre in frigorifero ed in questo caso usare fredda.
Sostituendo la menta con altri aromi (caffè, purea di castagne, cacao ecc.) si possono fare tantissime altre creme.
Erano ormai due mesi che non si vedevano e da più di due settimane non si sentivano.
In quello spazio che si crea nella solitudine lei inseriva le sue fantasie, le sue storie. Diventava regista, protagonista, sceneggiatrice e unica spettatrice di quel film che si andava sviluppando nei suoi pensieri. Lui stava nascendo dai suoi sogni, dai suoi desideri; e lentamente le immagini si confondevano con la realtà.
La lontananza e il vuoto permettevano l'affievolirsi della passione, ma allo stesso tempo lo spazio e la solitudine alimentavano un sentimento fatto di sogno e di lenta pazzia per un uomo che viveva nel corpo e nel ricordo di lui ma non era più lui.
domenica, aprile 18, 2004
il mio pensiero vola ancora più intenso
in questa giornata speciale
ma non riesco a gioirne;
è così grande il male...
Com'è fondo il silenzio tra le stelle.
Non un suon di parola si propaga,
né cinguettio di favolosi uccelli.
Ma là, tra quelle stelle, dove siamo
un astro rinnovato, là si sente
quell'intimo rumor che apre le rose.
José Saramago
sabato, aprile 17, 2004
Quando hai da qualche anno passato i quaranta, ma ai cinquanta non pensi ancora, hai l'impressione di cominciare a rivivere. I figli sono ormai indipendenti, nel mio caso, anche il marito ha preso altre strade, ti senti ancora abbastanza giovane e pensi che ora potrai dedicarti finalmente quasi solo a te stessa. Ma un giorno arriva la fatidica telefonata, tua madre o tuo padre sta male, e tutto ricomincia daccapo. Lo so che detto così suona cinico... che la vita è una ruota che gira, che prima loro hanno curato te ed è giusto che ora tu ti prenda cura di loro, ma secondo me è sempre troppo presto.
Ebbene, sono partita per assisterli. Per fortuna mia e loro è stata sufficiente una settimana. Ma basta un giorno, mi sono accorta, per ritrovare i vecchi ruoli, io figlia, loro genitori. Io figlia, lei madre. Non posso nemmeno dire mamma. Mamma è una definizione carica di affetto. Non corrisponde alla mia. La mia è una madre, una genitrice. È stata sufficiente una settimana anche per ritrovare certe sensazioni della mia infanzia e capire meglio la bambina che sono stata. Per riuscire a provare compassione e amore per quella bambina. Ciò che non sono riuscita a fare in passato, come mi chiedeva la mia psicologa. È successo invece una sera in cui ero sola in casa con mia madre, ho rivussuto un'emozione che mi ha riportata indietro negli anni, e ho riconosciuto l'angoscia, la paura che mi assaliva quando restavo sola con lei. Quella sensazione di minaccia e di pericolo, senza nessuno che poteva distogliere da me la sua attenzione. Sapevo che bastava un niente per scatenare quella rabbia che avrebbe poi riversato su di me, trovando nelle tracce della giornata sicuramente un pretesto, che giustificava le botte che avrei preso. Riprovare queste sensazioni, mi ha aiutata a non sentirmi più in colpa perché non provo affetto e tanto meno amore per mia madre. E ho provato sollievo, perché so che le mie figlie non hanno paura quando sono sole con me.
martedì, aprile 06, 2004
Turn me on (Norah Jones)
Like a flower - Waiting to bloom - Like a lightbulb - In a dark room - I’m just sittin here waiting for you - To come on home and turn me on
Like the desert waiting for the rain - Like a school kid waiting for the spring -.Im just sitting here waiting for you - To come on home and turn me on
My poor heart - It’s been so dark - Since you’ve been gone - After all you’re the one who turns me off - You’re the only one who can turn me back on
My hi-fi’s waiting for a new tune - My glass is waiting for some fresh ice cubes - I’m just sittin here waiting for you - To come on home and turn me on - Turn me on
lunedì, aprile 05, 2004
La vita mi presenta i protagonisti
delle mie fantasie d'amore
Presenze fugaci nella mia esistenza
Assumono ruoli permanenti
Nelle relazioni virtuali
Era confusa. La loro storia era cambiata da un giorno all'altro. Prima c'era e poi, all'improvviso, non c'era più. Ma loro erano ancora li. Ogni tanto si sentivano, come vecchi amici. Lei però non era ancora riuscita a metabolizzare quella strana fine. Viveva come dentro a due vite. Una reale e una immaginaria, con lui ancora li. Non riusciva nemmeno a pensare di poter, un giorno, incontrare un altro uomo e innamorarsene come era successo con lui. I suoi pensieri si ostinavano a girare sempre e soltanto intorno a quella storia. Era come se lei a volte cercasse di convincerli a pensare a qualcos'altro o a qualcun'altro. Ma loro si rifiutavano. E così anche tutto il suo corpo. Le mani cercavano solo il suo viso, il suo collo, la sua pelle. La bocca sentiva ancora le sue labbra incorniciate dalla leggera peluria della barba, il naso aspirava quell'odore da cui emergevano la mirra e il tabacco. Cercava ancora il suo abbraccio come un bambino cerca l'abbraccio della madre. Un abbraccio che non ha eguali, che cerchi per una vita intera senza mai ritrovarlo. Un abbraccio che quando lo perdi ti lascia sola e vuota. Ma lui, da oltre vent'anni, apparteneva a un'altra. E questo lei lo capiva, lo sentiva. Capiva che la coppia erano loro, che tutto ciò che avevano vissuto li aveva legati ogni giorno di più l'uno all'altra. Ogni gioia e ogni dolore aveva rafforzato la loro unione. Insieme erano felici. "Allora perché io l'ho incontrato?", si domandava. Qual era il senso?
domenica, aprile 04, 2004
Ho letto "Il Codice Da Vinci" di Dan Brown: entusiasmante! Sono rimasta stupita da una certa analogia nel pensiero di base con un altro libro, in un certo senso di tutt'altro genere: "L'aggressività femminile" di Marina Valcarenghi. Ci sto ancora riflettendo...
sabato, aprile 03, 2004
Attimi d'eternità. Così li aveva definiti, i momenti passati insieme. Attimi d'eternità? Cosa significavano per lei? Momenti, senza prima né dopo. Il prima e il dopo erano altrove. Con lei invece il tempo si fermava. Attimi d'eternità, suonava bene. Eppure percepiva una nota stonata. Non riusciva nemmeno lei a capire cosa fosse. Qualcosa la disturbava. Forse perché quei momenti erano come singole perle che mai nessuno avrebbe raccolto per farne una collana. Sarebbero rimaste lì, così, ognuna per sé. Preziose, belle e morbide da toccare, ma non si sarebbero unite l'una all'altra per dare vita ad un gioello ancora più prezioso. Singoli attimi d'eternità che mai si sarebbero uniti l'uno all'altro a creare il tempo, il loro tempo; o una storia, la loro storia. Ma questi erano stati i patti da subito; avevano deciso di giocare a carte scoperte.
giovedì, aprile 01, 2004
Felice la cioccolata che da lidi lontani
attraverso il sorriso delle donne
trova la morte
nel bacio fondente e voluttuoso della loro bocca
A. B. Savarin, 1826
Dal tuo cuore
sale
il tuo aroma
come dalla terra
la luce fino alla cima del ciliegio:
sulla tua pelle io fermo
il tuo palpito
e odoro
l'onda di luce che ascende,
la frutta sommersa
nella sua fragranza,
la notte che respiri,
il sangue che esplora
la tua bellezza
fino a giungere al bacio
che mi attende nella tua bocca.
Pablo Neruda